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ITALIA

"Temiamo la vendetta dell'Isis". Rafforzate le misure antiterrorismo

Parla Maurizio Vallone, capo del servizio controllo del territorio del Dipartimento della Pubblica sicurezza

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Oltre 1.800 uomini e 400 macchine in più al giorno per una spesa che supera i 100 milioni di euro al mese. L'Italia rimodula il dispositivo antiterrorismo dopo l'uccisione a Milano dell'attentatore di Berlino Anis Amri. E "blinda" le manifestazioni pubbliche, i concerti, gli eventi per le festività che potrebbero trasformarsi in bersaglio per una vendetta che ormai nessuno si sente di escludere.

"E' la prima volta che un terrorista viene ucciso in Italia e sicuramente una divisa è diventata bersaglio privilegiato - afferma, in una intervista al Corriere della Sera, Maurizio Vallone, capo del servizio controllo del territorio del Dipartimento della Pubblica sicurezza -. Non dimentichiamo che anche in Francia sono stati uccisi due poliziotti. Noi siamo la vetrina dello Stato", "dobbiamo essere particolarmente attenti, prendere tutte le iniziative possibili di autotutela. Non è un caso se le circolari del prefetto Gabrielli riguardano anche le modalità di intervento per il personale fuori servizio". E spiega che le modalità di controllo diverse per ogni città, annunciate dal ministro Minniti dopo l'attentato di Berlino, "sono entrate in vigore immediatamente, come dimostra proprio quanto accaduto a Milano: attualmente la priorità è il controllo delle persone sospette e la protezione degli eventi". Inoltre conferma che si teme "l'emulazione di quanto accaduto in Germania. La vendetta dei fondamentalisti in un posto affollato".
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