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Cronaca

Cosenza, 17enne uccide la madre e si tatua: "Ti amo mamma". La confessione registrata da microspie

L'omicidio è avvenuto il primo aprile a Donnici, una frazione di Cosenza. La madre lo avrebbe sgridato e lui l'avrebbe prima strangolata e poi lanciata per le scale. Negli oltre quaranta giorni di silenzio aveva fatto un tatuaggio in suo ricordo, forse per allontanare i sospetti. 

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Uccide la madre e si fa tatuare la scritta «Nemmeno la morte ci potrà separare, ti amo mamma». Poi, dopo un silenzio lungo oltre quaranta giorni, la confessione: «Sì, papà, l’ho uccisa io la mamma». Un’ammissione affidata al padre, dunque, e non alla polizia che aveva collocato nell’appartamento le microspie che hanno registrato la conversazione. Il ragazzo è stato arrestato e portato nel carcere minorile di Catanzaro.

Uccisa perché sgridava il figlio
Patrizia Schettini, insegnante di musica di 53 anni di Cosenza, non è morta in seguito a un incidente. Lo scorso primo aprile stava facendo le pulizie di casa mentre il giovane suonava il pianoforte. Secondo la ricostruzione del minorenne, la madre lo avrebbe sgridato e lui –in preda a un raptus– l’avrebbe spinta per le scale e poi chiamato il 118. L’arrivo dell’ambulanza era stato inutile: l’insegnante, come rilevato dall’autopsia, era morta sul colpo in seguito alla rottura dell’osso del collo. L’esame autoptico, però, smentisce il ragazzo, adottato quando era piccolo insieme al fratello poco più grande. Sul collo sono stati ritrovati segni compatibili con uno strangolamento, avvenuto presumibilmente a mani nude prima del lancio per le scale, eseguito per simulare una caduta accidentale.

Era il principale sospettato
Il tatuaggio non ha convinto gli investigatori, che fin dal primo momento avevano concentrato i sospetti sul diciasettenne. Era l’unica persona in casa al momento del fatto e aveva un rapporto conflittuale con la madre. Inoltre, non poteva essersi trattato di un furto finito male, poiché la porta d’ingresso e le finestre dell’abitazione non riportavano segni di effrazione. Il giovane era stato sentito più volte, ma aveva sempre negato il suo coinvolgimento. Le intercettazioni lo hanno inchiodato alle proprie responsabilità. I magistrati lo accusano di omicidio volontario con l’aggravante dei futili motivi. 
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