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Arte & Cultura

8 marzo

Musei Civici fiorentini gratis per tutte le donne. Agli Uffizi mostra dedicata alla prima pittrice fiorentina, Plautilla Nelli, suora di clausura e artista del '500
 

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Accesso gratis a tutte le donne nei Musei civici fiorentini: Museo di Palazzo vecchio, Santa Maria Novella, Cappella Brancacci, Museo del Novecento, Museo del Bigallo.
La Galleria degli Uffizi inaugura invece la prima mostra di una serie dedicata alle donne artiste. Di scena un'artista particolare, Plautilla Nelli (Firenze 1524-1588), artista e suora di clausura. Entrata a quattordici anni nel convento domenicano di Santa Caterina in Cafaggio - a Firenze, in piazza San Marco -, Plautilla, imbevuta della mistica savonaroliana, fu interprete appassionata della poetica figurativa ispirata al magistero di Girolamo Savonarola nel campo delle arti e al nuovo modello disciplinato di santità femminile della riforma tridentina. Nel monastero fiorentino ricoprì la carica di priora e fu a capo di una fiorente bottega artistica grazie alla quale numerose consorelle sue discepole contribuirono alla diffusione di immagini sacre, avvalendosi di una tecnica pittorica da vere professioniste. Intesa come parte integrante del lavoro quotidiano delle suore e approvato come regola di tutte le terziarie domenicane, la creazione di immagini sacre era valutata essenzialmente per la loro efficacia devozionale e non certo dal punto di vista dell’originalità dello stile o della composizione. Il gusto “conservatore” nel campo artistico delle suore - e di Plautilla Nelli in particolare - rifletteva la scala dei valori maggiormente stimati, tra cui al sommo grado quelli che rappresentavano la continuità della illustre tradizione artistica domenicana. L’attività artistica del convento di Santa Caterina in Cafaggio fu destinata a soddisfare principalmente la richiesta del mercato dei “parenti e clienti”, ovvero di coloro i quali erano legati alla vasta rete dei conventi toscani dell’Ordine dei Predicatori. La richiesta era diffusa a tal segno da implicare la serialità, come nel caso dei quattro dipinti raffiguranti l’immagine di una santa domenicana ritratta di profilo che costituiscono il fulcro di tutta la mostra. La vendita di tali opere divenne poi fondamentale per la vita del convento di Santa Caterina all’indomani della riforma dei monasteri femminili emanata dai decreti tridentini (1566), riforma che sanciva la proibizione di ricercare beneficenze fuori delle mura conventuali.
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