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MONDO

Alta la tensione nella Penisola

Crimea, rogo di documenti prima della scadenza dell'ultimatum

Le forze russe e filorusse che assediano la base militare di Belbek hanno intimato ai soldati ucraini asserragliati all'interno: "Arrendetevi o la base sarà conquistata con la forza". Militari e civili ucraini si preparano ad abbandonare l'installazione. Intanto Mosca dice sì agli osservatori Osce, ma non in Crimea che è ormai "parte della Russia"

Soldati a Belbek (lapresse)
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Sebastopoli Una spessa coltre di fumo nero e gli aerei sfrecciano minacciosi. Si presenta così il cielo di Sebastopoli nel giorno della scadenza dell'ultimatum alla base militare di Belbek, l'unica controllata dai soldati ucraini e assediata da 12 blindati russi.

Il falò dei documenti
Ai militari ucraini asserragliati all'interno il governo di Crimea e i soldati assedianti hanno detto: "Arrendetevi entro le 11 o conquisteremo la base". Questa mattina circa 250 fra soldati e civili hanno acceso un grande falò per bruciare documenti, preparandosi ad abbandonare l'installazione. Alcuni testimoni hanno affermano di aver sentito da diverse reclute frasi come questa: "Non vediamo l'ora di tornare a casa". Da settimane l'accesso alla base e all'aeroporto assediati è impedito ai giornalisti e ai civili: un improvvisato checkpoint impedisce l'ingresso lungo la strada. Nei giorni scorsi è stata oscurata anche la webcam piazzata vicino all'ingresso della base, dove erano stati visti da testimoni almeno 12 blindati.

L'importanza strategica della base
La postazione su cui sventola il vessillo celeste e giallo di Kiev è strategica per la nuova Repubblica di Crimea: garantire la sicurezza dello scalo potrebbe aprire la strada per l'arrivo di importanti personalità, russe e straniere. E garantirebbe una base d'appoggio per eventuali cacciabombardieri. Per molti l'operazione di "messa in sicurezza" di Belbek servirebbe ad aprire i cancelli della Crimea alla visita del presidente russo Vladimir Putin. Ma forse è solo il sogno di Sebastopoli, citata diverse volte da Putin nel suo discorso alla Duma russa. Nel quale, tuttavia, non ha mai proferito la parola "Simferopoli".

Sì di Mosca agli osservatori Osce, ma non in Crimea
Intanto non aiuta ad allentare la tensione la decisione della Russia di impedire l'accesso agli osservatori Osce nella Penisola. Mosca, dopo averla ripetutamente bloccata, si auspica che la missione Osce(Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) in Ucraina abbia successo. Ma non in Crimea che, dice il Cremlino, è "ormai parte della Russia".

Accordi Europa-Ucraina
Il sì di Mosca all'Osce e l'ultimatum russo ai soldati ucraini asserragliati nella base sono arrivati contestualmente alla firma dell'accordo di associazione tra l'Europa e l'Ucraina, il cui rifiuto da parte dell'ex presidente Yanukovich aveva provocato la rivolta di piazza Maidan. Il Consiglio europeo ha varato ieri aiuti all'Ucraina e nuove sanzioni alla Russia, mentre il Senato di Mosca dava l'ultima approvazione all'annessione della Crimea.

La risposta della Russia alle sanzioni
La Russia, però, riserva anche il diritto di dare una risposta adeguata alla sanzioni aggiuntive decise ieri dal Consiglio europeo. Il portavoce del ministero degli esteri russo, Aleksandr Lukashevich, ha detto: "Crediamo sia tempo di tornare al pragmatico terreno di cooperazione per far soddisfare gli interessi del nostri Paesi". 

Incontro Lavrov - Kerry
Per oggi, in serata, è previsto l'incontro del capo della diplomazia russa Serghiei Lavrov con il segretario di Stato John Kerry all'Aja, dove lunedì 24 inizierà un summit internazionale sulla sicurezza nucleare. Il ministero degli Esteri russo ha ricordato che i due hanno concordato di rimanere in contatto sulla situazione in Ucraina, per discutere le vie per una de-escalation della crisi e per l'avvio di una riforma costituzionale con la partecipazione di tutte le regioni del Paese.
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