CULTURA
Aveva 84 anni
Giornalismo, è morto Giampaolo Pansa
Fu vicedirettore di Repubblica e condirettore dell'Espresso, nonché autore di molti saggi

Nella sua carriera, iniziata a 26 anni a 'La Stampa', dopo la laurea in Scienze politiche a pieni voti a Torino, Pansa ha lavorato anche per 'Il Giorno' di Italo Pietra. Poi il ritorno al quotidiano torinese come inviato da Milano, fra il 1969, anno della strage di piazza Fontana, e il 1972, prima di passare per un paio d'anni a 'Il Messaggero', di cui è stato redattore capo. E, ancora, 'la Repubblica', la sua 'casa' per 14 anni, dal 1977 al 1991, prima in qualità di inviato speciale, poi come vicedirettore e in seguito come editorialista.
E non solo. Il giornalista con natali piemontese ha scritto anche per i settimanali 'Epoca' (con la rubrica da lui ideata 'Quaderno italiano'), 'L'Espresso' e 'Panorama'. Per il giornale fondato dalla Mondadori ha creato la rubrica 'Bestiario', proseguita successivamente nella pubblicazione del gruppo De Benedetti. Una data da segnare è il 30 settembre 2008: Pansa lascia 'L'Espresso' in contrasto con la linea editoriale. Dopodiché altre esperienze fra 'Il Riformista', 'Libero' (dove torna il 'Bestiario') e 'La Verità'.
Ma è stato autore anche di diversi romanzi e saggi. Fra i più discussi, 'Il sangue dei vinti' sulla Resistenza, con un ciclo composto da più libri, per cui Pansa è stato molto criticato. Tra gli altri titoli, 'Le notti dei fuochi' del 2001 sulla guerra civile italiana che portò all'avvento del fascismo, ma anche 'I figli dell'Aquila' e, nel 2011, 'Poco o niente. Eravamo poveri. Torneremo poveri'.
Dagli esordi torinesi con un memorabile reportage sulla Strage del Vajont agli articoli sull'attentato di Piazza Fontana e quelli sullo scandalo Lockheed, nella sua lunga carriera ha messo a segno tanti colpi. Sua per esempio l'espressione "Balena Bianca" per definire la Democrazia cristiana. Provocatore fino all'ultimo con un autoritratto intitolato 'Quel fascista di Pansa' e poi con un pamphlet su Salvini "Ritratto irriverente di un seduttore autoritario".
Con Pansa va via un pezzo della storia del giornalismo nostrano, uno stile di raccontare i fatti che ha finito per fare scuola. Uno straordinario osservatore della realtà italiana che ha indagato anche con lo scrupolo dello storico oltre che con la curiosità del cronista. Un giornalista onesto che non ha mai avuto timore di prendere posizione. Anche al costo di scontentare qualcuno.
Bernini (FI): Italia dica grazie a Pansa, voce coraggiosa
"Con la morte di Giampaolo Pansa il giornalismo oggi ha perso una delle sue voci più autorevoli e coraggiose. Un esempio di professionalità e di rigore intellettuale, l'unico che ha saputo superare gli steccati ideologici e raccontare, da grande cronista della storia, le scomode verità del secondo dopoguerra, parlando del sangue dei vinti. L'Italia deve dirgli grazie per lo straordinario servizio reso, con i suoi articoli e i suoi libri, al giornalismo d'inchiesta e alla ricerca storica". Lo dichiara Anna Maria Bernini, presidente dei senatori di Forza Italia.