CULTURA
Aveva 91 anni
Spagna, è morto lo scrittore Rafael Sánchez Ferlosio
E' stato autore dell'ultima grande leva della narrativa iberica

Nato il 4 dicembre 1927 a Roma, dove il padre lavorava come giornalista, Ferlosio studiò dapprima cinematografia, interessandosi al neorealismo italiano e traducendo testi di Cesare Zavattini. Si è imposto come la voce più affinata letterariamente con appena due opere: il giovanile "Imprese e vagabondaggi di Alfanhuì" (1951) e il maturo "Il jarama" (1956, tradotto da Einaudi nel 1963) che vinse, inedito, il premio Nadal: descrizione di una gita domenicale di alcuni giovani madrileni, in cui, dietro la banalità degli eventi e la volgarità dei personaggi, si rivela il senso tragico dell'esistenza. Il romanzo ebbe grande influenza e contribuì alla nascita del "realismo sociale" spagnolo.
Procedendo dal gusto immaginoso del primo romanzo-favola all'esperienza risolutamente realistica del secondo libro, Ferlosio ha disciplinato gli influssi di prosatori stranieri (anche americani) in un rigore stilistico esente da frettolose bravure, squisitamente castigliano anzi, perché esemplato in parte sull'attenta lettura di classici spagnoli, come Quevedo e Cervantes.
Dopo un lungo silenzio, Ferlosio dal 1974 si è dedicato alla saggistica, tornando al romanzo con "El testimonio de Yarfoz" (1986). Come saggista ha proposto una riflessione critica delle tecniche narrative. In italiano sono usciti i saggi "Destino Relitti" (Garzanti Libri, 1994) e "Carattere e destino" (Robin, 2017).
Lo scrittore spagnolo era figlio dell'italiana Liliana Ferlosio e di Rafael Sánchez Mazas, intellettuale, parente per via materna con Miguel de Unamuno, sodale di José Antonio Primo de Rivera, ideologo della 'Falange spagnola', ministro sotto il dittatore Francisco Franco, ma da cui si distacca, nel 1940, per divergenti visioni politiche. Da Rafael, che fu poeta e scrittore, nacque una genia di prodigi: lo scrittore, il cantautore Chico Sánchez Ferlosio e il matematico Miguel Sánchez Ferlosio.