Original qstring:  | /dl/rainews/articoli/bonifacio-angius-perfidia-locarno-sassari-dd6bc57d-d069-4830-b5c0-54a4e2aa1d42.html | rainews/live/ | true
SPETTACOLO

Il personaggio

L'Italia corre per il Pardo d'oro a Locarno con "Perfidia" del sardo Bonifacio Angius

Il giovanissimo regista racconta a Rainews l'emozione della vigilia e spiega com'è nato il suo film: "Ambientato a Sassari, ma potrebbe essere la storia di chiunque"

Condividi
di Giancarlo Usai Un padre e un figlio che si riscoprono, una provincia sassarese che in realtà potrebbe essere una qualsiasi città italiana e una storia di sogni a occhi aperti. È "Perfidia", il lungometraggio di Bonifacio Angius in concorso al prossimo festival di Locarno. Così, è un 32enne sardo, al suo secondo lungometraggio, a rappresentare l'Italia sfidando alcuni grandi nomi della cinematografia internazionale, come il filippino Lav Diaz o il portoghese Pedro Costa.

In attesa di distribuzione
Angius si dice felice ed emozionato: "La speranza è che il film abbia una vita lunga dopo la sua presentazione a Locarno e che venga anche distribuito. Anche se un’opera come la mia, così dura e poco incline al compromesso, è più facile che trovi distribuzione all’estero piuttosto che in Italia".

Sassari, mondo
Sassari, il luogo dove è ambientato "Perfidia", sarà sotto i riflettori di uno dei festival più prestigiosi d’Europa e del mondo. "Ma la mia città è teatro di una storia universale. Potremmo trovarci anche in qualsiasi altra regione italiana. È un film dove ho messo molto di ciò che ho vissuto nella mia vita, ma sono anche temi che riguardano tantissime persone. E non parlo solo della mia generazione, quella dei trentenni".

Dall'autoproduzione al palcoscenico internazionale
In "Perfidia", attraverso la messa in scena del complicato rapporto padre-figlio, infatti, si parla di disoccupazione, di desiderio di normalità, di invidia e attese, vuoto quotidiano. Il cast del film è composto da soli attori isolani; alcuni non sono professionisti - sottolinea il regista - ma "in maggioranza sono interpreti assolutamente quotati e di esperienza". La storia di Angius in realtà non è proprio quella di un debuttante. Oltre ad alcuni cortometraggi, c’è stato anche "Sagràscia", pellicola autoprodotta di 62 minuti, road movie lungo le strade di una Sardegna onirica: "Era nato come un gioco tra amici, poi arrivarono delle ottime critiche e il film ebbe una grande fortuna".

Tenero e violento
Lo stile di Angius, "tenero, glaciale, violento", come lui stesso lo definisce, è pronto a mostrarsi ora al pubblico internazionale. Paura del concorso? "No, anzi! La rassegna principale del festival è il massimo. Non c’è posto migliore dove presentare il proprio lavoro". In giuria ci sarà anche un italiano, per certi versi simile ad Angius, il documentarista Gianfranco Rosi, Leone d’oro a Venezia l’anno scorso.

Piazza Grande, luogo simbolo della Settima arte
Locarno è uno dei festival cinematografici più importanti del Vecchio Continente. E se Cannes, Venezia e Berlino rimangono sicuramente più avanti, in Piazza Grande sono passati registi che hanno consegnato alla storia della rassegna alcune pietre miliari. Da Roberto Rossellini a Michelangelo Antonioni, l'Italia è da sempre legata al Pardo d'oro. L'ultimo dei nostri registi che ha trovato fortuna qui è Saverio Costanzo, vincitore con il suo "Private" esattamente dieci anni fa.

Quest'anno la concorrenza sarà agguerrita e numerosa, ma c’è un pezzo di Italia inedita che vuole farsi vedere, ascoltare, vivere. E per i selezionatori è Bonifacio Angius l'uomo giusto per mostrarla al pubblico. 
Condividi