CULTURA
Morto Mario Lavagetto, critico che indagò l'inconscio degli scrittori
Allievo di Giacomo Debenedetti, Lavagetto ha iniziato la carriera come insegnante di lettere al liceo classico 'Romagnosi' di Parma, per diventare poi docente all'Università di Sassari e infine dal 1984 all'Università di Bologna dove è stato titolare della cattedra di teoria della letteratura. Ha vinto il Premio Natalino Sapegno, il Premio Cesare Musatti e il Premio Viareggio-Repaci. Si è occupato in particolare di Umberto Saba, Italo Svevo, Marcel Proust e Italo Calvino.
Tra le sue pubblicazioni principali "Freud, la letteratura e altro" (Einaudi, 1985; nuova edizione rivista nel 2001); nel 2001 ha riunito i suoi scritti, editi e inediti, sull'opera di Italo Calvino nel volume "Dovuto a Calvino" (Bollati Boringhieri).
Lavagetto ha proposto interessanti letture in chiave psicanalitica dell'opera di Umberto Saba ("La gallina di Saba", Einaudi, 1974), Italo Svevo ("L'impiegato Schmitz e altri saggi su Svevo", Einaudi, 1975) e Marcel Proust ("Stanza 43: un lapsus di Marcel Proust", Einaudi, 1991). Di più ampio respiro teorico sono i saggi "La cicatrice di Montaigne: sulla bugia in letteratura" (Einaudi, 1992) e "La macchina dell'errore: storia di una lettura" (Einaudi, 1996), una riflessione sulla produttività dell'errore nella creazione letteraria. Lavagetto è stato anche studioso dell'opera lirica e dei libretti dell'Ottocento ("Un caso di censura: il Rigoletto", Il formichiere, 1979, poi ristampato da Bruno Mondadori, 2010; Quei più modesti romanzi. Il libretto nel melodramma di Verdi", Garzanti, 1979; poi ristampato da Edt, 2003). Ha curato edizioni di Arrigo Boito ("Opere", Garzanti, 1979), di Svevo ("Zeno", Einaudi, 1987, volume comprendente il romanzo principale di Svevo e altri testi collegati; "Tutte le opere" nei Meridiani, Mondadori, 2004) e di Saba ("Tutte le prose" nei Meridiani, Mondadori, 2001).