CULTURA
Giappone e Asia i grandi assenti
Cibus: oltre 2mila aziende ma meno spazi
A Parma riapre dopo due anni il salone internazionale dell'alimentazione. Di Maio: "Un segnale di ripartenza"

Di Maio: Cibus un segnale di ripartenza
"Cibus, che oggi riapre per la prima volta dal 2018, lancia dall'Italia un segnale di ripartenza forte e chiaro a livello internazionale". È quanto ha affermato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio intervenendo al convegno di apertura di Cibus. "Sono certo che il settore agroalimentare, grazie anche al contributo di questa fiera - ha aggiunto - continuerà a mantenere una posizione di leadership a livello mondiale, valorizzando il connubio tra territorio e stile di vita che contraddistingue il Made in Italy. Cibus, è la fiera emblema del Made in Italy e del settore agroalimentare italiano nel mondo. Quest'anno, il consueto appuntamento a Parma è ancora più cruciale per l'intero comparto. Parliamo della prima fiera di rilevanza internazionale a svolgersi in presenza dopo la riapertura delle manifestazioni fieristiche".
"L'industria della trasformazione alimentare italiana è seconda come comparto manifatturiero del Paese, vale il 25% del Pil, conta due milioni di aziende, molte pmi - ha aggiunto Di Maio - e l'export dell'agroalimentare nei 5 mesi del 2021 ha registrato un +8,6% rispetto al 2020 per un valore di 14,7 miliardi di euro. L'Italia è 12esima tra i principali esportatori mondiali. Nei vini l'Italia è seconda per export con +11% nei primi 5 mesi del 2021, per un valore di 2,6 miliardi di euro".
L'edizione 2021
"A questa edizione di Cibus però mancano i buyer dall'Asia: Giappone e Cina e anche dall'Australia. Abbiamo invece Corea e Usa che hanno mandato i broker. Inoltre - ha spiegato Cellie - abbiamo un'ottima presenza dalla Germania e dei ritorni dalla Francia e sono presenti anche molti buyer dal nord Europa". Tra le altre presenze di spicco Russia, Medio Oriente e Sudafrica. "Avevamo una gran voglia di partire in presenza perché alcuni, temi, prodotti e proposte non sono virtualizzabili - ha aggiunto il manager - e durante la pandemia le aziende alimentari hanno continuato a lavorare servendo quei pochi ristoranti aperti in tutto il mondo. La pandemia ha dimostrato che l'industria alimentare italiana reagisce molto meglio di tante altre alle crisi".