16 gennaio 1920, cento anni fa in America entrava in vigore il proibizionismo
L'illusione di poter sanare il "vizio" dell'alcol con il divieto dura 13 anni, quanto basta per alimentare corruzione, ricchezze improvvise e imperi criminali grazie al dilagare del mercato nero e del contrabbando. In questi 100 anni anni il cinema ha raccontato nei film di mafia e gangster i fiumi di sangue scorsi accanto a quelli di liquore. Rai Storia dedica oggi una puntata alla ricostruzione di quel periodo
Nel 1919 la crociata contro l'alcol, che era stata combattuta per più di un secolo negli Stati Uniti, ottiene quella che sembra una vittoria schiacciante. Il divieto di produrre, importare, trasportare e vendere 'liquori intossicanti' viene fissato nel Volstead Act prima e nel 18esimo emendamento della Costituzione poi. Una pagina di storia americana che il professor Ferdinando Fasce e Paolo Mieli analizzano a 'Passato e Presente', il programma di Rai Cultura in onda oggi, giovedì 16 gennaio, alle 13.15 su Rai3 e alle 20.30 su Rai Storia.
La legge sul proibizionismo entra in vigore nel gennaio del 1920 ma, fin dall'inizio, si dimostra di difficilissima applicazione. A fronte delle scarse risorse messe a disposizione dagli stati e dal governo federale a sostegno delle nuove norme, il mercato illegale degli alcolici alimenta un giro d'affari gigantesco e dà vita a potenti organizzazioni criminali. Mentre dilagano corruzione e delinquenza, si diffonde presto la consapevolezza del sostanziale fallimento dell'esperimento proibizionista. Eppure, ci vorranno 13 anni e una crisi economica senza precedenti perché l'America rinunci, con la ratifica di un nuovo emendamento costituzionale, al suo tentativo di cancellare per legge il consumo di alcol.
I tredici anni di ubriacatura proibizionista dell'America sono stati e restano tuttora una grande fonte di ispirazione per film di successo. La lista di pellicole dedicate al tema da Hollywood già a partire dagli anni Trenta è sterminata. Queste alcune delle più popolari.
La Warner Brothers inventò il gangster movie d'epoca proibizionista negli anni '30 con classici come "Nemico Pubblico", in cui il protagonista è il gangster per antonomasia James Cagney e che venne girato quando ancora il proibizionismo era in vigore. Della Warner è anche "PIccolo Cesare" in cui Edward G Robinson nel ruolo del gangster Caesar Enrico "Rico" Bandello interpreta un personaggio che fa esplicitamente riferimento ad Al Capone.
Anche Scarface di Howard Hughes del 1932 era ispirato alla vita di Capone e fu criticato, come del resto il remake che nel 1983 girò Brian De Palma, per l'estrema violenza e la presunta glorificazione dello stile di vita criminale. È ambientato durante il proibizionismo anche un altro capolavoro di Brian De Palma, "Gli intoccabili", del 1987, che racconta una Chicago governata dal boss mafioso italo-americano, il cui business criminale si basava proprio sul contrabbando di alcolici. Nella pellicola le star del cinema Robert De Niro, nei panni di Al Capone, Kevin Costner, che interpreta l'agente del Tesoro che decide di combattere il mafioso seguendo la pista delle ricchezze e del denaro, e Sean Connery, nel ruolo di un poliziotto irlandese, interpretazione che gli valse l'Oscar come miglior attore non protagonista.
Non solo sangue. La strage di San Valentino di Al Capone è anche il motivo centrale che muove la trama di "A qualcuno piace caldo". Jack Lemmon e Tony Curtis sono infatti dei musicisti, involontari testimoni del massacro costretti a travestirsi per sfuggire ai gangsters. Roger Corman, il re dei film di "serie B" a basso budget, voleva Orson Welles nei panni di Capone per il suo film che nel 1967 raccontò direttamente l'episodio criminale in "The San Valentine's Day Massacre". Il veto della Fox lo costrinse a ripiegare su Sam Robards. "C'era una volta in America" di Sergio Leone racconta i cinquanta anni di una epopea criminale che ha le sue radici proprio nella New York del proibizionismo in cui operano alcuni gangster ebrei.