Google dedica il doodle ad Artemisia, grande pittrice del 600
La grande artista nasceva a Roma l'8 luglio del 1593.
In occasione del 427esimo anniversario della nascita, Google dedica a Artemisia Gentileschi il doodle quotidiano. Si tratta di una vignetta ispirata allo splendido ritratto realizzato nel 1623 dal pittore francese Simon Vouet e che oggi è esposto nella Sala Lomi del Palazzo Blu di Pisa.
Pisana era infatti l'origine della famiglia Lomi del padre Orazio che di Artemisia coltivò con durezza e lungimiranza il precocissimo talento nella Roma che in quegli anni di Controriforma viveva un grande fermento artistico al centro del quale vi fu certamente l'innovazione pittorica di Caravaggio di cui Orazio era un epigono e a cui si formò il gusto e la tecnica della giovane Artemisia.
Un Lomi era anche lo zio Aurelio che la introdusse alla corte di Cosimo II dei Medici quando, a pochi giorni dalla conclusione del dolorosissimo processo per lo stupro subito da Agostino Tassi, Artemisia raggiunse il marito Pierantonio Stiattesi a Firenze. In esilio avrebbe dovuto andare lo "Smargiasso", questo il soprannome del Tassi, maestro dell'arte della prospettiva cui il padre aveva affidato la formazione della figlia, ma che in realtà, forte di potenti protezioni e commesse non si mosse da Roma.
A Firenze tuttavia Artemisia ebbe la rivincita del successo e della definitiva consacrazione, "compare" del giovane Michelangelo Buonarroti, nipote del grande Michelangelo, amica di Galileo e inserita a pieno titolo nell'ambiente artistico della città, nel 1616 fu la prima donna ad essere ammessa nella celebre Accademia del Disegno.
Da Firenze Artemisia tornò a Roma da pittrice ormai affermata e richiestissima, la sua arte aveva zittito le malelingue. Conobbe la crema degli artisti del tempo tra cui Ribera, Stanzione e appunto il Simon Vouet autore dell'intenso ritratto.
Nell'estate del 1630 Artemisia partì per Napoli e quello che doveva essere un soggiorno temporaneo divenne definitivo, interrotto solo da una parentesi londinese, quando raggiunse e collaborò per l'ultima volta con il padre Orazio alla corte di Carlo I. Artemisia morì nel 1653 e fu seppellita presso la Chiesa di San Giovanni Battista dei Fiorentini di Napoli, sulla lapide, semplicemente un "Heic Artemisia".