Banksy a Milano, l'arte di strada e di protesta finisce al museo
Al MUdec di Milano esposti circa 80 lavori tra dipinti e stampe, 60 copertine di dischi fino al 14 aprile
La street art di Banksy lascia la strada ed entra in un museo. Il Mudec di Milano, primo museo pubblico a farlo, dedica una retrospettiva all'artista britannico dall'identità segreta e autore di opere iconiche. La mostra "A visual protest. The Art of Banksy" raccoglie lavori provenienti da collezioni private e li colloca in un percorso che vuole raccontarli a partire dalle influenze e dalle ispirazioni artistiche, movimenti come il situazionismo ad esempio, e prova a raccoglierli per grandi temi: dalla ribellione al consumismo, fino ai giochi di guerra.
Più che opere, ha spiegato il curatore Gianni Mercurio sono messaggi, narrazioni: "È una mostra con un taglio volutamente accademico, è una mostra museale, pulita, spiegata, per far capire chi è Banksy, non certo l'identità anagrafica, ma quale può essere la sua posizione in un contesto più generale di storia dell'arte."
In tutto sono esposti circa 80 lavori tra dipinti e stampe, 60 copertine di dischi, un video documentario e una sezione multimediale. Si tratta di una mostra di impianto classico - non autorizzata da Banksy come del resto tutte le precedenti - su un artista che ha fatto delle sue opere e della sua stessa persona, del suo negarsi, un messaggio politico in nome della fruizione pubblica dell'arte e del rifiuto del mercato connesso.
Un impianto accademico che può dunque apparire paradossale, un tradimento: "Questa è una vecchia storia. Mi ricordo che anche su Haring si sollevavano simili obiezioni 'ma gli street artist esportati in un museo li imbalsamiamo, li congeliamo,'" risponde il curatore, "In parte è vero, però se un artista realizza delle opere su supporti tradizionali e non solo murales, ma dipinti e sculture, questi lavori sono fatti per essere esposti nelle gallerie, nelle case e nei musei".
La mostra resterà aperta al pubblico fino al 14 aprile 2019.