Buon compleanno al Boss: i 70 anni di Bruce Springsteen tra rock e cinema
Presto un tour mondiale con la E Street Band
Il "Boss" ha 70 anni e non ha intenzione di fermarsi. Dopo il trionfale "one-man show" messo in scena a Broadway e il nuovo album solista "Western Stars", Bruce Springsteen si racconta in un film, al cinema dal 25 ottobre, che ha lo stesso titolo del disco. È il "suo film", diretto insieme all'amico e fedele collaboratore Tom Zimny, un po' documentario, un po' performance con filmati d'archivio e racconti personali, un modo, ha spiegato, "per portare un po' di musica dal vivo al pubblico". Perché se c'è una cosa che ha accompagnato Springsteen in tutta la sua carriera è la sua incredibile capacità di performer: i suoi concerti sono leggenda, un rito laico della durata minima di tre ore abbondanti (in Italia ha superato quattro ore) in cui c'è una comunione totale tra la platea e il palco.
Nato a Long Branch (New Jersey) il 23 settembre 1949, Bruce Springsteen canta l'anima rock della sua terra e dell'America che lavora, che ancora crede in un mondo diverso da quello dei muri, della paura, dell'odio razziale, dell'isolamento. Si è formato nei locali del Jersey Shore e della scena musicale di Asbury Park degli anni '60. È lì, durante session che finivano all'alba, che ha imparato i fondamenti del mestiere e soprattutto ha imparato a memoria lo sterminato repertorio su cui ha costruito parte della sua leggenda. La sua gioventù è corsa via tra sogni di rock'n'roll e pochi soldi: una gavetta dura, poi l'esordio discografico nel 1973, dopo un provino con il leggendario John Hammond, l'etichetta di "nuovo Dylan". Il contratto è per tre album, i primi due non vendono bene. Si arriva al 1975, l'ultima chance. Se l'album va male lo aspetta un futuro da promessa mancata. All'orizzonte c'è un solo concerto. Durante le registrazioni cambia produttore, due membri della band lo abbandonano, nella E Street Band entrano il suo vecchio amico Little Steven Van Zandt, Roy Bittan e MaxWeinberg. Bruce vuole un suono che ricordi il Wall of Sound di Phil Spector: il risultato è "Born to Run", uno dei dischi più importanti della storia del rock e anche il titolo della sua autobiografia. Neanche dopo l'esplosione di "Born in the Usa", l'album della popolarità, Bruce cavalca il successo riproducendo stilemi collaudati: i suoi fan sono abituati a svolte impreviste, momenti di pausa, avventure in altri ambiti, dischi dolenti e oscuri, prove acustiche. In mezzo alla musica c'è anche il sostegno e l'impegno verso numerose iniziative di carattere sociale, molte proprio dedicate alo sviluppo del suo Stato d'origine, il New Jersey dove è recentemente tornato a vivere.
In più di quarant'anni di carriera ha venduto 65 milioni di dischi nel suo paese. Ha ottenuto parecchi riconoscimenti, tra cui venti Grammy e un Oscar oltre all'onorificenza del Kennedy Center Honor, che gli è stato attribuito per il suo contributo alla diffusione della cultura statunitense nel mondo, e la medaglia presidenziale della libertà, massima onorificenza civile statunitense consegnatagli da Barack Obama perché le "storie che ha raccontato con i suoi testi e con i suoi epici concerti dal vivo hanno aiutato a creare la musica americana e ci hanno sfidato a realizzare il sogno americano". Nel futuro c'è un nuovo progetto con la E Street Band. E quindi, speriamo, un nuovo tour.