Condannata attivista iraniana Sotoudeh: 33 anni di carcere e 148 frustate
È la pena più severa comminata negli ultimi anni in Iran a un difensore dei diritti umani. Ora la condanna a 33 anni e sei mesi di carcere e 148 frustate è in via definitiva. Lo ha comunicato su Facebook il marito della vincitrice nel 2012 del premio Sakharov, Reza Khandan
Sette reati, tra cui incitamento alla corruzione e alla prostituzione, commissione di un atto peccaminoso, essendo apparsa in pubblico senza il velo, e interruzione dell'ordine pubblico, hanno portato alla condanna, ora in via definitiva, di Nasrin Sotoudeh: l'avvocatessa e attivista iraniana colpevole secondo le organizzazioni umanitarie di aver difeso attivisti, oppositori e le iraniane finite in manette per essersi tolte il velo in pubblico. La sua punizione esemplare: 33 anni di carcere e 148 frustate va a sommarsi a una precedente condanna emessa nel settembre 2016.
La conferma della condanna a 33 anni di carcere per Sotoudeh, iraniana avvocato per i diritti umani, "è sconfortante e raddoppieremo i nostri sforzi perché si possa trovare una strada extragiudiziale di annullamento della condanna e per il rilascio di Nasrin". Lo ha dichiarato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. "Questa è la conferma dell'ostinazione della giustizia iraniana nei confronti di una donna la cui unica colpa è quella di aver difeso i diritti umani e delle donne protagoniste della campagna contro l'obbligo del velo. La raccolta di firme di Amnesty va avanti e presto arriveremo a un milione: noi non ci fermeremo", ha aggiunto Noury.
Sconterà soltanto 12 anni
Secondo il sito d'informazione 'Radio Farda', Sotoudeh sconterà solamente i 12 anni del reato più grave che le è stato attribuito. Oltre ai reati menzionati, la donna era accusata di "collusione contro la sicurezza nazionale" e "propaganda contro lo Stato". Arrestata lo scorso anno, l'avvocatessa era stata condannata ai primi di marzo in primo grado.
Già rinchiusa
Vincitrice nel 2012 del premio Sakharov, la 55enne Sotoudeh è rinchiusa nel carcere di Evin dal 13 giugno 2018 ed è stata processata in contumacia a Teheran il 30 dicembre 2018 quando - secondo il marito - rifiutò di andare in aula perché le era stato negato il diritto alla scelta dell'avvocato. Nel 2010, la donna era già stata arrestata e condannata a 11 anni di carcere, pena ridotta in appello a sei anni. Nel settembre 2013, era stata rilasciata.