Da Venezia a Kathmandu: ecco chi e perché rischia di finire nella "lista nera" dell'UNESCO
A luglio la decisione. Liverpool e la Selous Game Reserve in Tanzania potrebbero essere depennati, scelta rarissima nella storia del comitato che si riunirà online dal 16 al 31 luglio.
La Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO, come è noto, include luoghi di un valore eccezionale per tutta l'umanità sia dal punto di vista naturalistico sia culturale. Dalla Grande Muraglia Cinese, ai lussureggianti Kew Gardens vicino a Londra. Il prestigioso e ambitissimo riconoscimento è un onore a cui corrispondere l'onere per i governi dei Paesi cui appartengono questi tesori di curarli e conservarli per le generazioni future.


Da metà luglio il Comitato del patrimonio mondiale si riunirà in Cina per decidere quali nuovi luoghi aggiungere alla lista ma anche per discutere quali degli attuali siti debbano essere messi in una "lista nera" a rischio di perdere lo status di patrimonio mondiale. In un rapporto pubblicato la scorsa settimana, l'UNESCO ha raccomandato che 7 siti dovrebbero essere inclusi nella cosiddetta 'Danger List' dei luoghi in cui le condizioni stesse per cui erano stati originariamente scelti rischiano di venir meno sia per problemi causati dalle comunità umane, come guerre o sviluppo incontrollato, sia a causa di disastri naturali.

In questa occasione L'UNESCO ha addirittura proposto che 2 siti vengano rimossi completamente dalla lista del patrimonio mondiale, un passo di per sé insolito e ancora più raro se si considera che due siti affrontano la possibilità di essere cancellati nella stessa sessione. In tutta la sua storia, solo due sono stati cancellati: l'Arabian Oryx Sanctuary in Oman nel 2007, a causa dell'esplorazione di petrolio e gas nell'area, e la Valle dell'Elba di Dresda in Germania nel 2009, dopo la costruzione di un ponte.

I siti a rischio di essere depennati sono la Selous Game Reserve in Tanzania, a causa della costruzione di una diga e la Città Mercantile Marittima di Liverpool nel Regno Unito. La città divenne il principale porto dell'impero britannico nel XVIII e XIX secolo, e i grandi edifici costruiti all'epoca riflettono questa importanza. Ma l'UNESCO ha sollevato preoccupazioni circa la riqualificazione delle zone portuali, dicendo che gli edifici moderni hanno rovinato il suo carattere. "Non vogliamo bloccare lo sviluppo, ma dovrebbe essere adeguato allo status del sito e il fatto che apparentemente non si sia riuscito in questo intento a Liverpool, nonostante il dialogo che abbiamo avuto con la città nel corso degli anni, è qualcosa che suscita rammarico," dice Mecthild Rössler, direttrice del World Heritage Center.

Anche la Grande Barriera Corallina australiana che secondo il rapporto dell'UNESCO si trova "di fronte a un pericolo accertato". La mossa ha causato la reazione dell'Australia con il governo che rifiuta le conclusioni dell'organismo delle Nazioni Unite.

Gli altri sei siti presi in considerazione per la 'Danger List' sono i vulcani della Kamchatka in Russia, Budapest, comprese le rive del Danubio, il quartiere del castello di Buda e il viale Andrássy, il patrimonio naturale e culturale della regione di Ohrid in Albania e Macedonia del nord, il W-Arly-Pendjari Complex in Benin e la valle di Kathmandu in Nepal.

Nella "lista nera" rischia di finire Venezia danneggiata dalla morsa del turismo eccessivo e dall'impatto delle grandi navi da crociera che proprio recentemente sono tornate a solcare le acque della Laguna dopo il periodo di stop forzato di 17 mesi a causa della pandemia da Covid-19 suscitando opposte reazioni: le proteste degli ambientalisti e del movimento "No Grandi Navi" e il plauso degli operatori portuali e di alcuni settori economici della città che contano sul ritorno dei turisti.

La direttrice del World Heritage Center insiste tuttavia che l'inclusione nella "lista nera" possa essere considerato effettivamente un passo positivo: "Si fraintende se si pensa che la 'Danger list' sia, per così dire, una lista di disastri per mettere i governi in difficoltà. Dovrebbe, al contrario, essere intesa come l'indicazione che tutto il mondo è lì per lavorare insieme alla salvaguardia di questi siti."