La Torre Eiffel compie 130 anni
Anche quel 31 marzo di 130 anni fa era una domenica e a Parigi si concludeva con successo la costruzione di una delle "grandi opere" più controverse, combattute e celebrate della storia dell'ingegneria mondiale: la Torre Eiffel. Doveva durare 20 anni...
Progettata originariamente da Maurice Koechlin e Émile Nouguier, due ingegneri della Compagnie des Établissements, la ditta di costruzioni di Gustave Eiffel nota all'epoca in Francia soprattutto come costruttrice di ponti, doveva essere il fiore all'occhiello dell'Esposizione Universale di Parigi che si sarebbe tenuta nel 1889, per celebrare ad un tempo il centenario della Rivoluzione francese e frenetici progressi della rivoluzione industriale. Ispirato all'osservatorio di Latting di New York, eretto nel 1853, il disegno originale non entusiasmò Eiffel che cambiò idea solo dopo l'intervento di Stephen Sauvestre, il capo del dipartimento di architettura della compagnia, che i "ingentilì" il gigante di ferro aggiungendo archi decorativi alla base della torre, un padiglione di vetro al primo livello e altri abbellimenti.
La Torre venne ufficialmente aperta al pubblico alle ore 11:50 del 15 maggio 1889, nove giorni dopo l'inizio dell'Esposizione, a due anni, quattro mesi e sette giorni dalla posa delle fondamenta. Quel giorno gli ascensori non funzionavano ancora e giornalisti e ospiti illustri dovettero quindi salire a piedi per ammirare per la prima volta da quello straordinario punto d'osservazione il panorama della Ville Lumière. Dopo venti anni avrebbe dovuto essere abbattuta ma si pensò bene di utilizzarla come traliccio per le trasmissioni radio installando nel 1906 sulla sua sommità una stazione permanente. Alta 324 metri, più o meno un edificio di 81 piani, superò l'obelisco di 169 metri eretto nel 1884 a Washington e che all'epoca era la costruzione più elevata del mondo. Un titolo che ha conservato per 41 anni fino a quando il Chrysler Building di New York nel 1930 non la superò. Una sfida infinita quella tra americani e francesi per la supremazia ingegneristica. Nel 1957 i francesi operano la beffa e, grazie all'aggiunta delle antenne di trasmissione sulla sua sommità la torre tornò a svettare di poco più di cinque metri sopra l'iconico grattacielo neyorkese.
Una "odiosa colonna di metallo e bulloni"
La Torre è diventata in quasi due secoli icona di Parigi e simbolo di Francia ma all'epoca l'opposizione alla sua costruzione fu così forte da spingere Édouard Lockroy, ministro per il Commercio e presidente della commissione organizzatrice dell'Esposizione a bandire una gara invitando altri competitori a presentare i propri progetti entro il 18 maggio 1886. Fra questi ne fuorono presentati di fantasiosi come un gigantesco irrigatore e una monumentale ghigliottina. Per contrastare l'opera gli oppositori ne inventarono di tutte. Non solo ne pronosticarono con calcoli inoppugnabili l'inevitabile crollo ma imputarono alla torre la perturbazione del clima della città con l'aumento di temporali, fulmini e l'anomalo innalzamento della temperatura. Il culmine si raggiunse quando fu fatto circolare un pamphlet, che solleticando il sempre strisciante antisemitismo, accusava Eiffel di essere nientpopodimeno che "un ebreo tedesco". Il cantiere della torre partì alla fine di gennaio del 1887 ma le contestazioni non si placarono e quando i quattro piloni come "zampe di un enorme elefante" cominciarono a innalzarsi sopra le fondamenta gettate sul fondo della valle della Senna, furono rinfocolate dalla pubblicazione di un appello con cui quarantasette tra gli artisti e gli intellettuali più influenti dell'epoca tra cui Guy de Maupassant, Alexandre Dumas figlio ed Emile Zola tentarono di bloccarne la costruzione con queste parole:"E per i prossimi vent'anni vedremo stagliarsi sulla città, ancora vibrante dell'ingegno dei secoli passati, vedremo stagliarsi come una macchia d'inchiostro l'odiosa ombra dell'odiosa colonna di metallo e bulloni."
Vertigini e freddo, a lavoro sul cantiere della Torre
Una delle sfide per completare l'opera in tempo fu quella della organizzazione del cantiere con operai costretti a lavorare nove ore al giorno, e a resistere sia alle vertigini sia al freddo terribile dell'inverno 1888-1889 ancora più pungente per chi come loro doveva lavorare all'aperto e a una quota inusuale. Ne scaturirono naturalmente molti scioperi con l'obiettivo di un aumento del 4% della paga base oraria. Eiffel cedette e fece altre concessioni come indumenti di pelle di montone, la mensa, tute impermeabili e vino caldo e promise 100 franchi a tutti gli operai che fossero tornati a lavoro fino al completamento della torre. Ai lavoratori che lamentavano vertigini fu concesso di lavorare sugli elementi decorativi al primo livello. In generale la gestione del cantiere fu all'insegna di una sorprendente per l'epoca, e forse anche per oggi, attenzione alla sicurezza. Come accadde successivamente per la costruzione del grattacielo Chrisler a New York che nel 1930 avrebbe sottratto alla Torre Eiffel il record dell'edificio più alto del mondo e che non ebbe morti tra i 3mila uomini delle maestranze, Eiffel studiò a fondo le modalità di lavoro e fece in modo, attraverso reti, schermi di sicurezza e guard-rail che gli operai potessero difficilmente cadere nel vuoto. Un cantiere sicuro che vide, prima della inaugurazione, una sola vittima, un italiano.
Una sola vittima, un italiano
Si chiamava Angelo Scagliotti ed era tra i 250 operai che avevano lavorato nel cantiere assemblando le travi di ferro provenienti da Pompey à Levallois-Perret e portate a sul Campo di Marte di Parigi per innalzare la Torre. Scagliotti tuttavia non morì durante i lavori ma successivamente, prima della inaugurazione, salendo a visitare l'opera in compagnia della moglie. Era una domenica e la coppia era salita fino al primo livello. Da quel momento le notizie si fanno confuse e non è mai stato accertato come abbia perso la vita, qualcuno disse schiacciato da un ascensore altri che cadde nel vuoto volendo impressionare la consorte tenendosi in bilico sul vuoto a cavall di una bicicletta. Fatto sta che questo tragico evento a pochi giorni dall'inaugurazione minacciava di rovinare la festa a Gustave Eiffel, e dare un colpo ulteriore all'immagine di una torre già molto contestata. L'industriale decise allora di accordarsi con la vedova, offrendo denaro in cambio del suo silenzio e a condizione che ritornasse in Italia.
Una torre cangiante
Lungi dall'essere un elemento soltanto decorativo il tipico colore della Torre Eiffel è un elementoessenziale della sua conservazione. Gigante di ferro, doveva essere infatti protetta dal processo di ossidazione. Un problema ben presente a Gustave Eiffel che nel 1900 scriveva: "Non capiremo mai a pieno l'importanza della pittura della Torre, è l'elemento essenziale nella conservazione delle opere in metallo e più meticoloso sarà il lavoro di pittura, più a lungo durerà la Torre." Dalla sua unaugurazione la torre è stata ridipinta 18 volte, una media di una volta ogni sette anni, e ha cambiato colore diverse volte, passando dal rosso-marrone al giallo-ocra, dal marrone-castano fino all'attuale. Ma a differenza di quel che si potrebbe pensare il colore non è dato in modo uniforme. La tinta infatti viene leggermente sfumata verso l'alto proprio per garantire che sia "percepita" uguale da cima a fondo quando la si guardi a distanza, stagliata contro il cielo di Parigi.
Luci dalla Torre della "Città delle luci"
Uno degli aspetti da sempre più affascinanti della Torre è stata la sua illuminazione. Già durante l'Esposizione Universale del 1889, l'amministrazione della mostra aveva illuminato la Torre ogni sera con l'aiuto di un gran numero di bruciatori a gas disposti in globi di vetro opalino. Questi globi, distanziati di circa 35 cm l'uno dall'altro, creavano un effetto magico su ciascuna piattaforma, sulle basi e sui lati delle grandi arcate della base. Memorabile fu l'accensione di 100 fiamme rosse del Bengala. L'effetto di queste fiamme, amplificato dalle nubi di fumo rossastro che lasciavano intravedere nel mezzo la struttura metallica illuminata, fece grande impressione e contribuì a cambiare il sentimento popolare nei confronti del grande "mostro metallico". Uno spettacolo estremamente costoso per l'epoca: l'installazione, realizzata da MM. Beau e Bertrand-Taillet, fu pagata 40.000 franchi, la spesa solo per il consumo del gas nei 188 giorni di illuminazione fu du 41.604 franchi e 65.800 franchi per la manodopera. Il totale ammontò a 212.204 franchi. Una spesa faraonica adeguata alla grandiosità del progetto. L'illuminazione attuale della Torre risale al 1985. Caratterizzata da una calda luce giallo-arancio, la nuova illuminazione è composta da 336 proiettori di sodio con una vita media di circa quattro anni e disposti lungo i travetti della torre, e orientati in modo da proiettare coni di luce sui punti importanti della struttura. La nuova illuminazione è automatica e i sensori si attivano al tramonto, accendendo i proiettori in circa 10 minuti. Dal capodanno del 2000 siamo poi abituati agli effetti di luce temporanei che illuminano la Torre attraverso 20.000 lampadine con una potenza di 6 W. Le lampadine sono collocate in piccole scatole protettive traslucide, fissate su una piastra metallica attaccata alla struttura della torre. Per collegare tutte le scatole ci sono voluti 40 chilometri di cavi e poiché ogni lampadina è fissata con 2 elementi di fissaggio, significa che 80.000 parti metalliche aggiuntive sono state installate sulla Torre Eiffel per un peso aggiuntivo di 60 tonnellate. Il costo della installazione a oltrepassato i 4,5 milioni di euro.