Ezio Bosso è cittadino onorario di Roma
Bacchetta tra le dita e tanto amore per la musica, per la vita e per il pianoforte. Nonostante la malattia neurodegenerativa, Ezio Bosso conduce un'intensa attività concertistica nelle vesti di solista e direttore d'orchestra. A lui, l'omaggio dell'assemblea capitolina di Roma che gli ha conferito la cittadinanza onoraria
Approvata all'unanimità la mozione presentata a prima firma dalla consigliera Cinquestelle Gemma Guerrini: 234 voti favorevoli attribuiscono la cittadinanza onoraria al pianista e direttore d'orchestra Ezio Bosso. Prima del voto in Aula Giulio Cesare sono stati trasmessi due video di ringraziamento, uno del ministro della Cultura Alberto Bonisoli e l'altro dello stesso Bosso. Il musicista, nato a Torino, è affetto da una malattia neurodegenerativa e continua a sostenere un'intensa attività concertistica.
"Volevo ringraziare tutto il Consiglio comunale che mi dà quest'ulteriore occasione per essere libero, come è poi la provenienza della parola cittadino - ha detto il maestro Bosso nel suo videomessaggio -. In più in una città dove tante cose importanti della mia vita sono iniziate, e dove ho vissuto per dieci anni - ha spiegato -. Quindi in qualche modo cittadino già lo ero. Sono tanti anni che non ci vivo più, troppe poche le volte che vengo e spero che questa sia un'occasione per affermare la bellezza di essere cittadini di Roma, di cui tutti siamo parte. È un'occasione per me per tornar più spesso e sentirmi ancora più parte della città più bella del mondo: la Città Eterna".
"Questa città così provata nelle sue vicissitudini è tesa a trasformare i suoi problemi in opportunità, gli ostacoli in gradini ed andare oltre, e in uno sforzo come questo avere al proprio fianco, romani tra i romani, un maestro della musica, di vita e pensiero come Bosso è un valore aggiunto. Roma deve imparare a volare", ha detto Guerrini illustrando la proposta.
Il concerto di Bosso all'Auditorium Parco della musica a Roma con l'orchestra di Santa Cecilia. L'intervista al musicista di Fausto Pellegrini