Gigi Proietti è Distinguished Professor. La lezione-spettacolo: "Il teatro va difeso"
"È una personalità della scena italiana che ha accompagnato almeno tre generazioni di spettatori attraversando e caratterizzando con le sue performance cinquant'anni di storia artistica e sociale dell'Italia [...]"
Incredulo con la toga, attore di teatro e di cinema, regista teatrale, doppiatore e cantante, fra gli artisti più amati ed eclettici del panorama italiano degli ultimi cinquant'anni: a Gigi Proietti è stato conferito il titolo di Distinguished Professor, Professore Emerito Honoris Causa, durante una cerimonia che si è svolta presso l'Auditorium "Ennio Morricone", della Macro area di Lettere e Filosofia, all'Università Tor Vergata di Roma.
Motivazioni
"Costantemente attento a coniugare, grazie anche alla sua straordinaria poliedricità attoriale, la ricerca artistica con la tradizione - ha motivato la scelta l'ateneo romano - Proietti è una delle personalità della scena italiana che ha accompagnato almeno tre generazioni di spettatori attraversando e caratterizzando con le sue performance cinquant'anni della storia artistica e sociale dell'Italia. Direttore artistico, regista, insegnante di teatro - prosegue la nota di Tor Vergata - nella sua carriera artistica riesce a mostrarsi insieme appassionatamente radicato al suo territorio eppur attento ad istituire accortezza dinamiche di sprovincializzazione. Proietti diventa così, in anni difficili da questo punto di vista, una parte importante, ma soprattutto virtuosa, della storia della città di Roma, in un tenace tentativo di mantenere
in dialogo fra loro le componenti sociali e culturali di un insieme culturale che si stava e forse si sta ancora disgregando".
La lezione: "La comicità è un grande mistero. Si sa solo che fa ride"
Nella sua lezione-spettacolo, Proietti ha: "Il teatro andrebbe curato di più dalle istituzioni", ha esordito ottenendo subito una pioggia di applausi e facendo poi l'esempio del Valle di Roma, "uno dei teatri più belli d'Europa, che è chiuso. I teatri nella nostra città chiudono, non lo dico per polemica - ha continuato - c'è uno strano e graduale allontanamento, proprio in un momento in cui niente potrebbe
essere più aggregante dell'attività teatrale. Non parlo solo di andarci, ma di farlo. Perché - ha spiegato Proietti - fa pensare. E ciò che di questo periodo è più pericoloso è il pensiero, che si allontana sempre di più". Parlando dei suoi primi passi in teatro, l'artista, di 78 anni, ricorda: "Non ho avuto maestri, non ho fatto l'accademia e non ho finito giurisprudenza all'università perché cantavo nei nightclub. Non avevo idea di cosa fosse il teatro, poi ho fatto la prova pratica al Centro Universitario Teatrale della Sapienza - racconta - e mi hanno detto che recitavo come Albertazzi. E chi è, mi sono detto", racconta Proietti, "ho conosciuto Giancarlo Cobelli e da lui ho appreso la disciplina: se riaprissi una scuola di teatro la pretenderei di più di come ho fatto. Chi fa questo mestiere deve amare in modo sacro il proprio lavoro".