Le pandemie della storia
Intervista allo storico Andrea Giardina. Di Luca Gaballo
Il grande storico del mondo classico, Andrea Giardina, ci ricorda che quella della pandemia non è una esperienza nuova per l’umanità, tutt’altro. Ne abbiamo vissute di terribili, con tassi di mortalità che arrivavano fino al 50% della popolazione e che potevano durare, tra fasi silenti e nuovi focolai, anche un secolo: come la peste Antonina, che segnò l’intero terzo secolo dopo Cristo, o la peste del Boccaccio che durò per l’intero trecento, solo per citarne alcune. Hanno cambiato il mondo? Le pandemie hanno contribuito potentemente a plasmare la storia. La medicina non aveva armi per combatterle, la riposta efficace fu allora, come oggi, di natura sociale e politica. Emerse con grande rilevanza il ruolo dello stato centrale e di generazioni di leader capaci di visione e dedizione eroica. L’impero romano non cadde e uscì da questa terribile prova ancora intatto, grazie alle virtù civili dei suoi cittadini che riconobbero il valore della disciplina e dell’agire in vista di un interesse comune. E oggi? Quale lezione ci lascerà il coronavirus? 'Questa è la prima volta nella storia – nota Giardina – che non si assiste a pogrom, a cacce all’untore'. Prevale la fiducia nella scienza, in un tempo che sembrava aver già decretato la “morte dell’esperto”. Quel che il coronavirus ci lascerà sarà una nuova fioritura della scienza e una rinnovata fiducia nel valore della competenza e dell’esperienza.