Milano, i caselli di Porta Venezia in sacchi di juta come garze che tamponano le ferite della storia
L'installazione di Ibrahim Mahama in uno dei luoghi simbolo della città
I caselli daziari di Porta Venezia rivestiti da sacchi di juta: è l'installazione "A Friend" dell'artista ghanese Ibrahim Mahama, curata da Massimiliano Gioni per la fondazione Nicola Trussardi in occasione dell'Art e della Design Week milanesi.
L'opera coinvolge un luogo simbolo della città: il crocevia di Porta Venezia, una delle sei porte principali della cinta urbana, che sorge sullo stesso asse viario su cui erano sorte in precedenza le omonime porte di epoca romana, medievale e spagnola. "A Friend" vuole innescare una riflessione sul concetto stesso di soglia. Attraverso la ricerca e la trasformazione dei materiali, Ibrahim Mahama indaga temi come la migrazione, la globalizzazione e la circolazione delle merci e delle persone. I sacchi sono elementi fondamentali della sua ricerca: simbolo dei mercati del Ghana, sono fabbricati in Asia e importati in Africa per il trasporto su scala internazionale di merci. Strappati, rattoppati e marcati, i sacchi con le loro cuciture diventano garze che tamponano le ferite della storia, simbolo di conflitti e drammi che da secoli si consumano all'ombra dell'economia globale.
I sacchi di Mahama racchiudono allo stesso tempo un significato più nascosto che riguarda la forza lavoro che si cela dietro la circolazione internazionale delle merci. Il sacco di juta, spiega l'artista, "racconta delle mani che l'hanno sollevato, come dei prodotti che ha portato con sé, traporti, magazzini, mercati e città. Le condizioni delle persone vi restano imprigionate. E lo stesso accade ai luoghi che attraversa". Per assemblare i sacchi, spesso Mahama collabora con migranti provenienti da zone urbane e rurali in cerca di lavoro, senza documenti né diritti, vittime di un'esistenza nomade e incerta che ricorda le condizioni subite dagli oggetti utilizzati nelle proprie opere.