Miró e Brossa, la poesia come lingua comune
Conferenza all'Istituto Cervantes di Roma sui due artisti catalani
L'Istituto Cervantes di Roma ha deciso di dedicare i martedì di gennaio alla lingua e alla letteratura catalane, una delle quattro lingue coufficiali della Spagna, con una serie di eventi per conoscere alcuni degli aspetti più significativi di questa cultura cosmopolita, dal titolo "Els dimarts en català".
Nel primo incontro, per celebrare il centenario della nascita di Joan Brossa (Barcellona, 19 gennaio 1919-Barcellona, 30 dicembre1998), figura fondamentale della poesia sperimentale, ancorché poco conosciuta in Italia, il critico e saggista Vicenç Altaió ha tenuto ieri una conferenza sulle connessioni tra il grande artista surrealista Joan Miró (Barcellona, 20 aprile 1893-Palma di Maiorca, 25 dicembre 1983) e lo stesso Brossa.
Benché Miró abbia fatto parte della prima generazione dell'avanguardia culturale e Brossa di quella successiva, il percorso artistico e umano dei due si è spesso intrecciato, con diverse collaborazioni e visioni comuni. Miró, infatti, ebbe sempre contatti con la poesia e con il mondo letterario. Emblematico il fatto, ricorda Altaió, che tenesse sempre libri di poesie nel suo laboratorio, tanto da aprire e chiudere la sua giornata di lavoro con la lettura di testi poetici. Fondamentale per lui fu l'incontro a Parigi con la stagione del surrealismo, destinata a segnare una tappa fondamentale della cultura del Novecento.
L'opera di Brossa, sempre collegata alla visualità, ha spesso visto collaborazioni con importanti artisti di altre discipline, non solo Miró, ma anche musicisti, scultori, registi e fotografi. Importante fu negli anni Settanta il ritorno della democrazia in Spagna, tappa cruciale per il pieno dispiegarsi delle libertà artistiche. I testi di Brossa non vennero più censurati e l'artista ebbe vari incarichi dalle autorità. Di grande rilievo la sua prima retrospettiva alla Fundació Joan Miró di Barcellona nel 1986.