"Tutto è arte. Tutto è politica", Ai Weiwei a Dusseldorf come non l'avete mai visto
Dal 18 maggio al 1 Settembre
Un'occasione unica per comprendere l'arte di Ai Weiwei nella sua interezza. Al Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen di Dusseldorf va in scena dal 18 maggio al 1 settembre la mostra personale, la più completa in Europa, dell'artista cinese, "un attivista come artista e un artista come attivista", nelle parole di presentazione di Susanne Gaensheimer, direttrice della collezione e co-curatrice dell'esposizione. Intitolata semplicemente "Ai Weiwei" presenta i lavori degli ultimi dieci anni, imperniati sul suo motto "tutto è arte, tutto è politica".
Difficile vederne così tanti tutti insieme perché, semplicemente, alcune opere sono troppo grandi. Come l'imponente campo di semi di girasole. "Sunflower Seeds", l'installazione del 2010, esposta allora alla Tate di Londra: 650 metri quadrati con 100 tonnellate di semi di girasole di porcellana dipinti a mano in Cina con tecniche tradizionali, che si accumulano fino a formare un gigantesco rettangolo, una critica alle tecniche di produzione di massa.
Vengono riproposte nei due padiglioni del museo di arte contemporanea K20 e K21 anche due delle opere più celebri (e imponenti) di Ai Weiwei: "Straight", composta da 164 tonnellate di acciaio, cavi raccolti dalle macerie di una scuola crollata nel terremoto del 2008 in Cina, accompagnata dai nomi, scritti sui muri, delle migliaia di bambini morti, e "Laundromat", vestiti raccolti nel campo profughi di Idomeni in Grecia dopo che era stato sgomberato dalle autorità e poi lavati, stirati ed esposti come in una lavanderia. Molte delle installazioni di Weiwei mirano a richiamare l'attenzione sulla crisi dei rifugiati, "Se la domanda è se il mio lavoro ha effetti sugli immigrati o la loro vita, la risposta è sì", spiega. "Perché sono un immigrato anch'io".
Ai Weiwei è stato detenuto in Cina per 81 giorni, nel 2011, con la presunta accusa di evasione fiscale e da allora ha lasciato il paese e si è trasferito a Berlino. Ai giorni del carcere è dedicata S.A.C.R.E.D., l'installazione proposta alla Biennale d'Arte di Venezia numero 55. L'acronimo sta per (S)upper, (A)ccusers, (C)leansing, (R)itual, (E)ntropy e (Doubt), e l'opera racconta l'umiliazione e l'angoscia di aver vissuto sotto sorveglianza attraverso sei scatole di ferro minimaliste con piccole finestre che rivelano frammenti di scene di vita quotidiana. Esposti a Dusseldorf anche i ritratti degli animali dello Zodiaco cinese realizzati con i Lego.