30 anni fa moriva Cesare Zavattini, genio del neorealismo
Ha firmato capolavori come Sciuscià, Ladri di Biciclette, Umberto D.
Cesare Zavattini è stato uno dei grandi nomi del Neorealismo, senza i suoi soggetti realizzati da De Sica non avremmo "Sciuscià", "Ladri di Biciclette", "I bambini ci guardano", "Umberto D", "Bellissima", "Il Boom", "il Tetto".
Nel trentennale della sua scomparsa, Rai Cultura lo omaggia con "Mondo Za. I luoghi di Cesare Zavattini" in onda in prima visione domenica 13 ottobre, alle 22.40 su Rai Storia. Il documentario è dedicato ai luoghi della provincia padana come Luzzara, suo paese natale, che sono presenti in molte sue opere. Ed è lo stesso Zavattini, con i suoi appunti e i suoi diari, con la sua voce e il suo dialetto, a "disegnare" una mappa concreta del suo mondo.
Non solo sceneggiatore ma anche pittore, teorico del cinema, giornalista, scrittore, autore di programmi radiofonici e televisivi, di commedie teatrali, di poesie in dialetto luzzarese, inventore di nuove forme di cinema e di documentario, Zavattini era sempre in cerca di qualcosa di nuovo, un pioniere di sperimentazione e fantasia, un architetto della parola, usata per comunicare la pace e la fratellanza tra gli uomini. Così sono nati libri come "Un Paese" con Paul Strand nel 1955, e "Un paese 20 anni dopo" con Berengo Gardin, oppure "Non libro più disco" del 1970.
Amico di Aldo Capitini e Danilo Dolci, Zavattini ha fatto della sua vita di sceneggiatore e cineasta un impegno sociale, tanto da venir premiato nel 1955 a Helsinki con uno dei quattro Premi conferiti dal Consiglio mondiale della Pace che aveva sede a Vienna.
Nato nel 1902 a Luzzara, sulle rive emiliane del Po, negli anni '20, Zavattini esordisce come giornalista e critico letterario, ma vive già una grande passione per il cinema, la "nuova arte". Negli anni '30 è a Milano, e si immagina corrispondente da Hollywood per Rizzoli: con la sua rubrica su "Cinema illustrazione" scrive degli articoli che sembrano già piccoli trattati di teoria del cinema. A Milano frequenta letterati, registi, artisti, poeti ed editori. Del 1931 è il suo primo libro "Parliamo tanto di me". Negli anni '50 il cinema diventa il primo impegno, ma contemporaneamente porta avanti tutte le sue tante identità, e solo negli anni '80, sperimenta il ruolo di regista, col suo ultimo film "La Verita'a'a'!".