70 anni senza George Orwell. Con La fattoria degli animali e 1984 ispirò il mondo del cinema
Da George Lucas e Terry Gilliam, i registi che si sono cimentati nella trasposizione cinematografica dei suoi capolavori
Il 21 gennaio di 70 anni fa moriva a Londra a 46 anni George Orwell, pseudonimo di Eric Arthur Blair, uno dei più importanti e innovativi scrittori e saggisti del '900. Le sue due opere principali, "La Fattoria degli animali" e "1984" hanno ispirato il grande schermo già dopo un decennio dalla pubblicazione.
"La fattoria degli animali", rappresentazione allegorica di una società ipocrita che vuole essere satira della Russia di Stalin, è stato pubblicato nel 1945 e 11 anni dopo è stato realizzato un film d'animazione basato interamente sul romanzo. Si tratta del primo lungometraggio d'animazione tutto britannico a essere distribuito a livello internazionale anche se, secondo quanto riferito da Frances Stonor Saunders e Daniel J. Leab, dietro la produzione sembra ci fosse una donazione della Cia interessata alla propaganda delle idee anti sovietiche durante il periodo della Guerra Fredda. Il film, accolto in maniera positiva soprattutto perché i critici britannici pensavano di poter concorrere con i colossi dei prodotti d'animazione americani, fu però stroncato per il finale diverso da quello dell'opera di Orwell e molto più incline ai fini propagandistici voluti dal governo che alla reale satira dello scrittore.
Nello stesso anno vide la luce anche "Nel 2000 non sorge il sole" (1984), film del 1956 ispirato a "1984". La pellicola diretta da Michael Anderson fu la prima trasposizione cinematografica del lavoro di Orwell dopo l'adattamento televisivo di alcuni anni precedente. Alcuni critici considerano il film di Anderson lo spunto per il successivo "Orwell 1984" di Michael Radford, uscito nell'anno del titolo, e fedele all'originale a tal punto che alcune scene sono state girate nello stesso giorno in cui sono ambientate nel libro. La pellicola con protagonisti John Hurt, nei panni di Winston Smith, Suzanna Hamilton in quelli di Julia e Richard Burton in quelli di O'Brien ha incassato più di 8 milioni di dollari in tutto il mondo, ottenendo numerose critiche positive. Sempre ispirati a 1984 sono "L'uomo che fuggì dal futuro" di George Lucas del 1971 che rievoca una società simile a quella immaginata da Orwell, e "Equilibrium" del 2001 con Christian Bale, in cui la società vive sotto il regime del Padre dittatore ispirato alla figura tracciata dallo scrittore britannico.
Uno dei film che meglio è riuscito a trasportare le dinamiche presenti nel lavoro di Orwell è "Brazil" di Terry Gilliam. Il film, nelle idee dell'autore, si sarebbe dovuto chiamare "1984 e 1/2" per unire in un unico omaggio Orwell e Fellini. Ambientato in un mondo distopico governato da un totalitarismo burocratico, rappresenta un cult del suo genere ed è stato inserito dal British Film Institute, tra le cento migliori pellicole britanniche del XX secolo mentre secondo Empire è uno dei 500 migliori film di tutti i tempi. Anche Ken Loach si è ispirato a Orwell: in "Terra e libertà" del 1995 il regista inglese ha ripreso parte dei testi e delle idee di 'Omaggio alla Catalogna' del 1938.
L'uomo che denunciò il Grande Fratello
Nato in India il 25 giugno 1903 da genitori di origine scozzese, Orwell si trasferì nel Regno Unito con la madre e le sorelle nel 1904. A Eastbourne, al St. Cyprian frequentò il college che in "Such, Such Were the Joys", saggio autobiografico del 1947, farà maturare in lui un forte complesso d'inferiorità per le umiliazioni subite negli anni da parte dei compagni.
Le sue scelte di vita, così come la sua narrativa, saranno sempre influenzate da quanto gli accadde. Ad esempio quando lasciò la polizia birmana nel 1927 divenne anti-imperialista e scrisse "Giorni in Birmania", quando fu ferito dai franchisti, durante la guerra civile spagnola, sviluppò un forte sentimento anti-fascista. Tornò in Inghilterra e scrisse "Omaggio alla Catalogna" nel 1938 in cui attaccava gli stalinisti spagnoli accusati di aver tradito gli ideali anarchici della Spagna. Durante la seconda guerra mondiale si arruolò nelle milizie territoriali della Home Guard nonostante il rifiuto dell'esercito britannico quando si era offerto volontario per il fronte.
La critica al comunismo, nonostante la Russia di Stalin venisse ai tempi intesa come ancora di salvezza, continuò nei suoi due grandi capolavori "La fattoria degli animali" del 1945 e "1984" del biennio '46-'48. Quando abbandonò la carriera da ispettore di polizia in Birmania sul finire degli anni '20, spiegò come i motivi della sua scelta fossero da ricercare nella voglia di "scappare non solo dall'imperialismo ma da qualunque forma di dominio dell'uomo sull'uomo", come si legge in "La strada di Wigan Pier" pubblicato nel 1937. Nello stesso paragrafo motivò in un certo senso il suo stile e la base dei lavori che arriveranno dopo: "Volevo immergermi negli oppressi, essere uno di loro, al loro fianco contro i loro tiranni. Soprattutto, poiché avvertivo la necessità di riflettere a fondo in solitudine, ho portato il mio odio per l'oppressione molto, molto lontano".
La critica al totalitarismo esplose negli ultimi anni in "La fattoria degli animali" e "1984". Per spiegare al meglio la sua visione politica Orwell non utilizzò mai parole complesse. Soprattutto nel romanzo del 1945, in cui i suoi animali si esprimono nel linguaggio tipico di una favola per bambini. Le bestie che si ribellano al padrone dispotico e umano per creare una dittatura capeggiata dai maiali, uguale se non peggiore della precedente, si riassume nel motto "Tutti gli animali sono uguali ma alcuni sono più uguali degli altri".
Quando creò il Grande Fratello del suo '1984' scelse di fare parlare la propaganda del partito in modo lineare per spiegare con pochi slogan cosa volesse davvero dire totalitarismo. Per questo la dittatura del mondo distopico del romanzo usa frasi come "La guerra è pace", "La libertà è schiavitù" e "L'ignoranza è forza", perché sono i tre punti dogmatici di una dittatura espressi nella maniera più chiara e semplice possibile.
Minato dalla tubercolosi, Orwell morì per il cedimento di un'arteria polmonare il 21 gennaio 1950 in un ospedale di Londra.