El Chapo rischia l'ergastolo. Droga e armi, ma anche stupri: "Minorenni erano come vitamine"
È lungo l'elenco dei capi d'accusa a carico di Joaquín Guzmán, il Signore della droga messicano divenuto leggendario per le sue fughe rocambolesche dai penitenziari attraverso tunnel sotterranei. Durante il processo del secolo, in corso a New York, le testimonianze hanno evidenziato torture, omicidi sanguinari, episodi di corruzione a tutti i livelli del governo messicano, avventure con "narco-amanti", fucili mitragliatori Ak-47 placcati d'oro e pistole con le iniziali tempestate di diamanti
Dopo tre mesi di udienze, oltre 200 ore di deposizioni, 56 testimoni, i membri del jury sono chiamati a deliberare nell'ambito del processo al narcotrafficante messicano Joaquín Guzmán, conosciuto come El Chapo. I procuratori hanno documentato violenze e corruzione dei cartelli messicani, con particolare riferimento al gruppo di Sinaloa. Sono dieci i capi d'accusa a carico del Signore della droga, 61 anni, fra cui impresa criminale continuata, riciclaggio di denaro, distribuzione internazionale di cocaina, marijuana, eroina e altre droghe e uso di armi da fuoco. El Chapo, che si è dichiarato non colpevole, rischia l'ergastolo. Il giudizio spetterà a 12 giurati newyorkesi.
Il giudice della Corte federale di Brooklyn Brian Cogan ha dato istruzioni ai giurati - sette uomini e cinque donne - prima dell'inizio della camera di consiglio. Anonimi e parzialmente sequestrati durante tutta la durata del processo, i giurati hanno ascoltato testimonianze di torture e omicidi sanguinari, episodi di corruzione a tutti i livelli del governo messicano, avventure con "narco-amanti", fughe rocambolesche in tunnel sotterranei, fucili mitragliatori ak-47 placcati d'oro e pistole con le iniziali tempestate di diamanti.
"Il processo ha aperto al pubblico americano uno spiraglio sul funzionamento dei cartelli della droga", ha detto alla Cnn Mike Vigil, ex capo delle operazioni internazionali della Dea, l'agenzia americana anti-stupefacenti. Negli orrori dei racconti sono emerse violenze sessuali nei confronti di minorenni. Le drogava e le violentava, più erano giovani e più erano considerate "vitamine" per la sua vita. Dopo aver stuprato una delle sue amanti, Guzmán violentava di routine ragazze giovanissime, anche di 13 anni, e talvolta le drogava prima con "sostanze in polvere". Una donna conosciuta come 'Comadre Maria' sottoponeva periodicamente al boss foto di ragazze selezionate appositamente per lui: per un costo di 5 mila dollari, le giovanissime prescelte erano trasferite sulle montagne della Sierra Madre, dove Guzmán viveva, e stuprate dal narcotrafficante e dai suoi uomini. Nel processo il nome di 'Comadre Maria' è emerso anche come possibile intermediaria del presunto pagamento da 100 milioni di dollari all'ex presidente del Messico, Enrique Peña Nieto.
La difesa di Joaquín Guzmán
Il re della cocaina, a capo di un impero da 14 miliardi di dollari, si è difeso nel processo dichiarandosi un esponente di basso livello. Guzmán ha indicato Ismael Zambada García, 71 anni, suo partner, come vero boss del cartello di Sinaloa. Secondo fonti dell'Intelligence, il cartello sarebbe già passato di mano al fratello e al cognato che ne hanno assunto il comando nel segno della continuità. Dalla parte di El Chapo c'è la giovane moglie, Emma Coronel Aispi, 29 anni: "Lo ammiro come essere umano che ho incontrato e sposato", ha dichiarato la donna durante un'intervista al The New York Times descrivendolo come un padre "presente" e dedito alle loro figlie.