Unesco: Perla veneziana 'patrimonio culturale immateriale dell'umanità'
Le prime perle prodotte a Venezia risalgono al Trecento e, per secoli,costituiranno per la Serenissima preziosa merce di scambio ed esportazione verso Africa, Americhe,India
La 15/a sessione del Comitato intergovernativo per la salvaguardia del Patrimonio culturale intangibile dell'Unesco, riunitasi oggi in web conference, ha ufficialmente inserito L'Arte delle perle di vetro nella Lista Rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'Umanità.
La candidatura è stata depositata da Italia e Francia, con l'Italia capofila, e proposta per la parte italiana dalla Comunità dei perlai veneziani rappresentati dal Comitato per la Salvaguardia dell'Arte delle perle di Vetro Veneziane e per la parte francese dalla Comunità dei perlai francesi, rappresentati dall'Association des Perliers d'art de France.
Durante l'intero percorso, i lavori sono stati coordinati dai ministeri per la cultura dei rispettivi Paesi. Per Venezia si tratta della prima iscrizione di un elemento immateriale nella Lista Unesco. L'arte delle perle di vetro è strettamente legata alla ricchezza delle conoscenze e alla padronanza di una materia, il vetro, e di un elemento, il fuoco. Quest'arte riunisce saperi condivisi e tecniche incorporate, rinvia a procedimenti e a strumenti artigianali particolari e include diverse fasi di lavorazione. La candidatura si focalizza sul saper-fare, sulle implicazioni sociali e culturali di quest'arte e non solamente sull'oggetto creato.
Come sottolinea il Muve, Museo del vetro di Venezia, "in base alla tecnica produttiva, le perle veneziane possono essere di conteria, rosetta o a lume. Le perle di conteria, documentate a Murano dal XIV secolo, sono monocrome, piccolissime, si ottengono “industrialmente” da sottili canne vitree forate e sono utilizzabili anche per ricami e composizioni diverse. Le perle rosetta, inventate nel XV secolo da Marietta Barovier, derivano da canne forate composte, come le murrine, da più strati policromi; le perle a lume risalgono invece al Seicento, si ottengono da una canna non forata (massiccia), riscaldata a fiamma (“lume”) e colata su un filo metallico tenuto manualmente in costante rotazione, con infinite varianti di possibili aggiunte, effetti e colori".