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ITALIA

Conferenza stampa dopo l'assoluzione definitiva da parte della Cassazione

Caso Meredith, Sollecito: "Mi sento come un sequestrato tornato in libertà"

"Sono stato additato come un assassino senza uno straccio di prova. La mia famiglia è stata fatta a pezzi, sbriciolata" aggiunge. E sottolinea: "Non è vero che non mi aspettavo questa sentenza: questa vicenda doveva finire così". L'avvocato Bongiorno: "Valuteremo richiesta risarcimento. Non ci sono sentimenti di vendetta"

conferenza stampa (Ap)
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"Ringrazio tutti coloro che mi hanno aiutato: senza il loro supporto non avrei avuto la forza di arrivare fino a qui. Ringrazio in particolare mio padre, i miei avvocati e i miei familiari". Così Raffaele Sollecito in conferenza stampa a Roma dopo l'assoluzione definitiva da parte della Cassazione dall'accusa di avere ucciso Meredith Kercher. "Mi sento come un sequestrato tornato alla libertà. Il mio sequestro è stato insopportabile. Sono stato additato come un assassino senza uno straccio di prova. La mia famiglia è stata fatta a pezzi, sbriciolata". 

"Questa vicenda doveva finire così"
"Non è vero che non mi aspettavo questa sentenza: questa vicenda doveva finire così" ha poi precisato Sollecito. 

"Ora potrò vivere come un ragazzo della mia età"
"Ho una lista infinita di momenti brutti: 7 anni e 5 mesi è un tempo infinito quando si vive in una tragedia infernale che fa parte della tua esistenza. Tra i momenti più brutti, quello del mio arresto. Il momento più bello è stata la chiamata di mia sorella che mi ha annunciato la sentenza. Ora potrò vivere come un ragazzo della mia età. Non avevo nulla a che fare con quell'omicidio, mi sembrava tutto surreale" ha sottolineato Sollecito. "Non dimentico nemmeno le offese gravissime nei confronti dei miei familiari. Ho sentito livore nei miei riguardi. Ancora oggi mi chiedo perché di quell'odio che è nelle carte".

"Mi dispiace che la famiglia di Meredith sia delusa dalla sentenza"
Sollecito si è rivolto anche ai parenti di Meredith: "A me dispiace che la famiglia di Meredith sia delusa dalla sentenza. Questa sentenza è la verità processuale che stavolta è coincidente con i fatti. Io non ho nulla a che fare con il delitto. Meredith la conoscevo pochissimo, non avevo motivi per avere astio e rendermi partecipe di un delitto orribile. Spero che loro riconoscano questa verità dei fatti. Guede non lo conosco affatto".

Le parole su Amanda
Il giovane ha parlato anche di Amanda: "L'ho sentita, ci siamo fatti gli auguri, siamo entrambi molto felici. E' stata una breve conversazione telefonica, che si è conclusa con un augurio per il futuro". E ha aggiunto: "Non ho programmi di vederla, non so se mai succederà, non c'è in me questo desiderio. E' rimasto fra noi solo un rapporto di amicizia, uno come tanti" ha precisato.

Poco prima Sollecito aveva dichiarato: "Il mio rapporto con Amanda era una semplice storia d'affetto tra due ragazzi. Auguro ad Amanda ogni bene, forse scriverò un libro, ora voglio dimenticare. Questa ferita non si rimarginerà mai purtroppo. Ringrazio i giudici che mi hanno risarcito di tante sofferenze, la ferita non smetterà mai di sanguinare, non si cicatrizzerà mai. Sono completamente estraneo a tutta questa vicenda". 

"Non accetterò mai più di essere definito assassino"
"Il dolore è ancora presente, se guardo l'esito finale la giustizia ha funzionato" ha detto poi Sollecito annunciando: "Non accetterò mai più di essere definito assassino e mi tutelerò nelle sedi opportune nel caso ce ne fosse bisogno".

Bongiorno: "Valuteremo richiesta risarcimento, no vendette"
L'avvocato Bongiorno ha poi annunciato: "Nei prossimi giorni valuteremo la richiesta di risarcimento. Non ci sono sentimenti di vendetta nell'animo di Sollecito". E ha aggiunto: "Aspetteremo le motivazioni. Non frusteremo chi ha sbagliato. Vedremo se ci sono stati degli errori e che iniziative intraprendere. La responsabilità civile - ha concluso - è un istituto serio che non va esercitato con lo spirito di vendetta". Bongiorno ha poi precisato che al momento non ci sono iniziative per la repsonsabilità civile nei confronti dei giudici.
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