ITALIA
Passaporto ritirato per il giovane ingegnere
Sollecito: "Come mi sento? Vorrei che gli altri si mettessero al mio posto"
Ha lasciato gli uffici della Questura di Udine e ora dovrebbe raggiungere la sua fidanzata in Veneto. Sollecito era stato fermato stamattina non lontano dal confine con l'Austria e la Slovenia. Ieri la condanna a 25 anni per l'omicidio di Meredith Kercher. "Io sono innocente", ha ribadito a uno dei suoi avvocati

"Avvocato, io sono innocente. La battaglia va avanti"
Sollecito ieri non era in aula ad ascoltare la sentenza. Aveva atteso il pronunciamento della corte in albergo e, hanno fatto sapere i suoi legali, era da questa rimasto “annichilito”. "Avvocato, io sono innocente. La battaglia va avanti", avrebbe detto Sollecito a uno dei suo difensori, l'avvocato Luca Mauri con il quale si è sentito al telefono dopo la notifica del divieto di espatrio. "Ho fatto un giro in Austria. Poi sono rientrato in Italia. Appena ho saputo della sentenza mi sono spostato in territorio italiano": il giovane ingegnere racconta così il pomeriggio di ieri.
Gli spostamenti dopo la sentenza
Secondo quanto si è appreso, Raffaele Sollecito era arrivato già nel pomeriggio di ieri a Tarvisio e sarebbe stato intenzionato a varcare la frontiera con l'Austria. Sollecito aveva lasciato il Palazzo di Giustizia di Firenze ieri mattina, intorno alle 10.15, quando la Corte si era riunita in camera di consiglio per emettere la sentenza. Sollecito aveva salutato i giornalisti dicendo: "Ora vado via, ma poi torno". Era salito su un taxi e si era diretto in albergo insieme al padre, ritirando i suoi bagagli. Poi ha evidentemente iniziato il suo viaggio verso il Friuli.
Per tutto il pomeriggio poi nell'aula Sollecito non si era fatto vedere, facendo sorgere dubbi e domande, a cui ha posto fine il suo avvocato, Luca Maori, quando poco prima delle 19 ha detto che il suo assistito non sarebbe venuto. A quell'ora Sollecito era probabilmente già in provincia di Udine.
Giudice: "Siamo usciti con coscienza pulita"
Il presidente della corte d'assise d'appello di Firenze, Alessandro Nencini: "La mia logica è stata: prendiamoci il tempo che serve, dobbiamo uscire con la coscienza pulita. Così è stato". Il giudice ha così commentato la lunghezza della camera di consiglio per la sentenza per l'omicidio di Meredith Kercher. "Non ci sono da fare dietrologie - ha aggiunto - è stata una camera di consiglio normale, con una discussione normale. Il tempo è servito per l'esame degli atti: 12 ore non devono fare effetto".