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MONDO

Isis, entrate petrolifere diminuite dopo i raid della coalizione

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Le entrate dello 'Stato islamico' derivanti dal contrabbando di petrolio in Iraq e in Siria sono diminuite in seguito ai raid della coalizione internazionale e al rafforzamento dei controlli di sicurezza al confine tra Iraq e Siria. Lo rileva un rapporto della Financial Action Task Force, organo intergovernativo con
sede a Parigi istituito nel 1989 per il controllo dei finanziamenti ai gruppi terroristici.

Nel rapporto si afferma che i raid della coalizione hanno limitato la capacità di raffinazione degli impianti controllati dallo 'Stato islamico' in Iraq e in Siria. "A seguito dei raid - continua il rapporto - lo 'Stato islamico' è stato costretto a ricorrere a metodi più primitivi per la raffinazione del greggio, cosa che ha contribuito a peggiorare la qualità del prodotto finale". 

Le entrate petrolifere sono diminuite anche a causa del calo del prezzo del greggio e dell'eccessiva offerta sui mercati internazionali. Il gruppo trae i suoi finanziamenti in larghissima parte dallo sfruttamento e dalla vendita del petrolio a clienti locali, aggiunge il rapporto, secondo il quale grandi quantità di greggio vengono vendute anche al regime siriano attraverso i suoi contatti con clan e contrabbandieri locali. Potenti famiglie locali e contrabbandieri acquistano il petrolio dallo 'Stato islamico' a prezzi inferiori a quelli di mercato, pagando dai 20 ai 35 dollari al barile, per poi rivenderlo sui mercati locali ad un prezzo compreso tra i 60 e i 100 dollari al barile. 
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